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Pantofola d’oro

Pantofola d’oro è un nome che associo ai miei primi calci al pallone.

Ero nei pulcini del Bologna quando indossai per la prima volta delle scarpe da calcio.

Erano nere e lucide con una pelle molto tenera.

Fu proprio uno dei fornitori ufficiali della prima squadra a consigliarle e a provarmele.

In quell’occasione mi raccontò che il nome pantofola d’oro nacque per caso.

Era il 1959 quando John Charles, attaccante molto famoso, in un intervista parlò delle sue nuove scarpe da calcio.

Fu talmente colpito dalla morbidezza della pelle che dichiarò esplicitamente che si trattava di “pantofole d’oro” e non di pantofole qualunque.

Era da inizio anni 50 che Emidio Lazzarini, calzolaio di professione, iniziò a creare delle scarpe da calcio utilizzando pelli morbide al posto del rigido cuoio.

Prese le misure ad ogni giocatore dell’ Ascoli, squadra della sua città, e si mise a fare le scarpe a mano una per uno.

I calciatori si accorsero che una scarpa così morbida permetteva un controllo di palla unico.

Grandi giocatori vollero così giocare con la pantofola d’oro .

Riva, Rivera, Mazzola per poi entrare negli anni 70 con Capello, Bruno Conti e Pruzzo.

Negli anni 80 arrivarono poi in Italia alcuni brasiliani, per vocazione molto abili nel palleggio.

Così anche i grandissimi Falcao e Cerezo vollero iniziare a calzare queste ottime scarpe.

Nel vasto gruppo di questi campioni rientrano anche Marco Van Basten e l’attuale C.T. Roberto Mancini che esordì negli anni 90 proprio con il Bologna.

Arriviamo poi agli anni 2000.

Anni di enormi interessi ed ingaggi.

Anni delle multinazionali che affossano le piccole aziende artigianali.

I calciatori di oggi però molto spesso si fanno rivestire le scarpe che indossano con il logo che gli fa da sponsor.

All’ interno però queste scarpe sono fatte da mani esperte che non appaiono visibili.

Pantofola d’oro è sicuramente una di queste.

Per concludere posso proprio dire di avere iniziato a giocare a calcio con il piede giusto

Marco Montuschi

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